Il Neurodesign: cosa è e a cosa serve?

Il Neurodesign: cosa è e a cosa serve?

Luglio 15, 2023

Il Neurodesign

Il neurodesign è lo studio delle caratteristiche estetiche degli oggetti/immagini che le persone tendono comunemente a giudicare “belli” e a percepire come positivi e attraenti.

L’obiettivo del Neurodesign è riuscire ad attirare l’attenzione sul prodotto in un mondo di utenti distratti da migliaia di stimoli, ottimizzando aspetti come il coinvolgimento emozionale che l’oggetto può creare e la sua salienza visiva.

Per un designer, dunque, è fondamentale capire come progettare prodotti sempre più attraenti che soddisfino non solo requisiti funzionali, ma che considerino anche il fattore umano e le istanze emotive: lo USER EXPERIENCE DESIGN.

Sappiamo bene che un colore non vale l’altro e che la giusta scelta di abbinamenti per un sito web non può dipendere solo dal “buon gusto”. Il colore produce “sensazioni” e “associazioni” che hanno effetti sul nostro atteggiamento psicologico. Per questo scegliere i colori giusti diventa fondamentale non solo nella progettazione di un’interfaccia grafica ma anche nel marketing.

Questo perché sono soprattutto gli stimoli visivi come i colori, le forme e le icone a richiamare l’attenzione dell’utente, a facilitare il reperimento delle informazioni e a guidarlo durante la navigazione nel web.

Le nostre menti sono programmate per rispondere al colore.

Conoscere il funzionamento del sistema percettivo umano, diventa quindi indispensabile per chi si occupa di design e progettazione di siti web/app etc… e vuole scegliere i giusti colori da abbinare.

Conoscere le caratteristiche e i meccanismi di base, come “rispondiamo” ed “elaboriamo” i colori, ad esempio, ci permette di individuare le migliori tecniche da utilizzare nella progettazione di un’interfaccia grafica per:

  • attirare l’attenzione dell’utente

  • rendere semplice la navigazione, leggibili i testo e reperibili in modo rapido le informazioni

  • rendere piacevole esteticamente il risultato

La percezione è sempre multisensoriale: il cervello integra le informazioni provenienti da fonti diverse per creare la percezione di un oggetto o di un prodotto. Cioè, le diverse caratteristiche di un prodotto, come il colore, la forma, l’odore, la sensazione tattile, il suono e così via, sono raramente elaborate in isolamento dal nostro sistema neurale. Tra di esse si verificano numerose interazioni e la nostra percezione finale è molto più di una semplice somma di queste caratteristiche.

Ciò significa anche che la consistenza al tatto può influenzare la percezione di un aspetto diverso del suo contenuto. Tra le scoperte più significative del neurodesign sul packaging è l’importanza dell’esperienza tattile per il consumatore, in particolare la preferenza per le superfici con un pattern ben preciso, ad esempio ruvide, satinate o lucide.

Un esempio lampante è la bottiglia dell’aranciata “Orangina”, che è realizzata con una superfice ruvida che ricorda la buccia d’arancia per ricordare il sapore del prodotto e usare oltre alla leva visiva (il colore dell’aranciata) anche la sensazione tattile del frutto da cui è prodotta.

Neuromarketing Ad Astra Design

Questo tipo di superficie attiverebbero maggiormente la corteccia somatosensoriale, anticipando il piacere associato al tocco dell’oggetto in questione.

Tra i vari sensi, la vista è sicuramente la modalità più raffinata nella specie umana (non a caso ogni giorno siamo letteralmente bombardati da immagini pubblicitarie di ogni tipo): ben il 20% della corteccia cerebrale è dedicata alla “vista”: in particolare sono le aree denominate V1, V2 e V4 a fare da protagoniste nell’elaborazione del colore.

Il processo di visione ha inizio dalla retina dove sono presenti due tipi di cellule, i coni e i bastoncelli che sono deputati alla ricezione degli impulsi luminosi. Anche se siamo in grado di distinguere molti colori differenti, esistono solo 3 tipi di recettori per il colore.

Secondo la teoria tricromatica, i coni possono distinguere:

  • lunghezze d’onda medie (500-570 nanometri), il VERDE-GIALLO (Coni medi)

  • lunghezze d’onda corte (450-500 nanometri), il BLU (Coni corti)

  • lunghezze d’onda lunghe (650-780 nanometri), il ROSSO-ARANCIO (Coni lunghi)

Inoltre, i rapporti fra i tre tipi di coni sono differenti: i coni che rispondono al rosso-arancio sono quasi il doppio di quelli che rispondono al verde-giallo, che a loro volta sono circa il doppio di quelli che rispondono al blu. È questo uno dei motivi per cui noi siamo più sensibili al rosso rispetto agli altri colori.

Questa è una delle tante nozioni che aiutano i designer nella progettazione di interfacce grafiche: non è un caso che i segnali di stop e allerta utilizzino questo colore, ed ecco che il rosso può rivelarsi un’ottima scelta se utilizzato per richiamare l’attenzione dell’utente su quelle informazioni considerate prioritarie o rilevanti. Solitamente, per esempio, si usa per ricordare all’utente la disponibilità limitata di un prodotto per spingere l’utente all’acquisto istantaneo.

Questi e tanti altri fattori vengono analizzati e sfruttati dai neurodesigner per valorizzare brand, per aiutare gli utenti di un sito nella navigazione, per coinvolgerli a proseguire verso determinate decisioni.

La scelta dei colori e delle forme per un sito web o per delle grafiche non è quindi una cosa banale. Anzi, richiede tempo, conoscenza ed esperienza.

Barbara Missana

Medicina Estetica Marketing

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